lunedì 29 aprile 2019

QUANDO LA MALATTIA DIVIDE...


"[...] Quando qualcuno si ammala in famiglia non è vero che la famiglia si coalizza, si unisce, si abbraccia, si raccoglie poeticamente accanto a chi sta male in un’atmosfera di pace universale.
O meglio, è vero per qualcuno, non è vero per altri.
Succede, talvolta, che questi tsunami emotivi portino a galla questioni irrisolte nelle famiglie e che tanti confronti rimandati nell’illusione che ci sia sempre tempo, si diano appuntamento in quel momento lì, quello meno opportuno, più indelicato.
Succede che a sentirsi arrabbiati in quei momenti ci si senta feroci, egoisti, spietati, e non si capisca il perché. Perché mia madre, mio fratello, mio marito, mio padre è ammalto e io sono arrabbiata?
[...] É una faccenda difficile la malattia. Quella propria, certo, ma anche quella altrui. Perché quella propria ha a che fare col futuro, quella altrui col passato. Rende umani e scoperti, e non è detto che nudi e scorticati si sia migliori di quello che eravamo prima dello tsunami".

Già. Perchè siamo arrabbiati?

(fonte e parole di Selvaggia Lucarelli)



venerdì 26 aprile 2019

E SE TORNASSE LA POLIOMIELITE?


Il virus della poliomielite (che ogni anno nel nostro Paese uccideva e paralizzava 8 mila bambini) è un nemico subdolo: .solo un infettato su cento ha sintomi specifici (gli altri 99 non sanno di averla) e chi si ammala può diffondere il virus anche dopo essere apparentemente guarito. Dopo tre anni che non ci sono nuove infezioni, un Paese si poteva considerare definitivamente libero dalla polio ma la Nigeria ha dimostrato che non è così. Qualche tempo fa (dopo tre anni di assenza) la polio è riapparsa in questo sfortunato Paese.

Per l'ennesima volta bisogna ribadire quanto sia importante vaccinare senza indugio e senza paura (in questo caso con il vaccino esavalente) mettendo in evidenza quanto grave sia il danno che si potrebbe arrecare a tutta la comunità da chi decide di non vaccinare. Chi non vaccina permette ai virus di replicarsi, dando luogo potenzialmente a un’epidemia che sarà un guaio per tutti, anche per i bambini già vaccinati (a pagarne il prezzo sarebbero i bambini messi su una sedia a rotelle o dalla malattia o da un vaccino meno sicuro che saremmo costretti a tornare a usare). Se invece si vaccinano tutti i bimbi, un eventuale arrivo del virus non avrà alcuna conseguenza: perché non si diffonderà. 

Fonte: clicca qui

mercoledì 24 aprile 2019

QUANDO CAPITA A TE


Non è un segreto. La salute mi ha tirato brutti scherzi negli ultimi anni. Ma di certo lo sgambetto più brutto me lo ha tirato alla fine del 2018. E allora ecco che mi sono ritrovata dall'altra parte per ben due volte ed entrambe le volte l'avrei evitato volentieri. 

E' in questo momento che ho scoperto quest'app che "ridà" la voce a chi la voce in questo momento non ce l'ha o ne ha meno. Semplice e immediata. E' un'ancora di salvezza che permette di "parlare", di farsi sentire, di dire "ci sono e ho ancora delle cose interessanti da dire". E' gratuita e molto intuitiva anche per chi con il cellulare ha qualche difficoltà. Ve la consiglio, senza se e senza ma.

Non sono credente, chi mi conosce lo sa. Quindi non so perchè io. O perchè noi. Penso sia solo sfiga. Una sfiga enorme. Immeritata, So che il nostro nome è stato estratto e a me non rimane che darmi da fare e arginare questo tsnumani che ci ha travolto e portandoci via (se non tutto), molto. Troppo.

martedì 23 aprile 2019

IL VACCINO PER I PAZZI


Il vaccino contro il morbillo fa parte di quello che chiamiamo "trivalente": un insieme di virus attenuati (insieme a quello della parotite e della rosolia). Questo tipo di vaccino (trivalente) è efficace e sicuro tanto che non viene più prodotto il vaccino monovalente (fonte: AIFA) o per lo meno in Italia il vaccino non esiste. Ma perchè In Italia il vaccino monovalente non esisterà mai?

Perché, di base, i vaccini monovalenti hanno solo svantaggi: sei iniezioni (invece di due) ergo maggiori rischi di "ascessi, infezioni e mille altri problemi". È quindi doveroso ridurne il numero. Inoltre, la 'somministrazione monovalente' distanzia tra loro di diverse settimane le singole vaccinazioni e quindi il bambino sarebbe protetto molto più tardi. Ma se per assurdo, in Italia, il vaccino fosse presente? Sarebbe prodotto prodotto in in piccolissima scala e quindi meno sicuro rispetto ai vaccini che sono invece prodotti e somministrati a milioni di persone (pertanto ogni minimo problema si vede subito e può essere quindi controllato e risolto). 

Ecco perchè come dice Burioni "[...] il vaccino monovalente non esiste, non esisterà mai e se mai per assurdo esistesse, solo un pazzo se lo farebbe iniettare o lo inietterebbe a suo figlio (vedi ultimo ragionamento)".

venerdì 19 aprile 2019

"INFERMIERE PROFESSIONALE" E I BRIVIDI LUNGO LA SCHIENA


"Chi parla male, pensa male e vive male. 
Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!"
(cit.)

Il fatto che non esista più la figura dell’infermiere professionale e che oggi siamo tutti infermieri non è semplicemente una questione di parole. E' una questione di mentalità. Oltre al fatto che c'è anche stato il passaggio da collegio ad ordine delle professioni infermieristiche (ma non apro parentesi su questo punto). Se per primi noi come professionisti non riconosciamo quello che siamo come possiamo pretendere che lo faccia la società? 
E' dal 1994 (con l'individuazione del campo di attività e responsabilità dell’infermiere e abrogazione del mansionario nel 1999) che non esiste più l'infermiere professionale e che si è chiarito come l’infermieristica sia una professione (non una mansione) complessa, basate su conoscenze specifiche e evidenze che portano non solo "a fare punture" ma anche a essere responsabili della tutela e promozione della salute, sia individuale che collettiva.

Ecco perchè ho brividi lungo la schiena quando ancora oggi sento frasi come "me lo ha ordinato il medico" o leggo nelle consegne "su ordine medico". O peggio ancor "io eseguo quello che mi dicono di fare". A colleghi così dico di combattere per il ripristino del mansionario: almeno sarete tutelati su quello che potete o non potete fare. Come delle perfette marionette.

mercoledì 17 aprile 2019

CADUTE E ANZIANI: NON SONO SOLO PAROLE


Secondo una recente revisione sistematica, pubblicata dalla Cochrane risulta che la miglior strategia disponibile per contenere il rischio di cadute sia la prevenzione. Dobbiamo pensare che circa il 25% degli anziani >70 anni è vittima di cadute almeno una volta all’anno (50% per i > 80 anni). Non è un dato "isolato" perchè dobbiamo pensare che dopo una prima caduta, il rischio di ulteriori eventi traumatici cresce tanto che nei 60 giorni successivi a una caduta, circa il 10% di questi pazienti si presenta nuovamente in ospedale per un altro evento traumatico.


Interessante anche capire dove cadono gli anziani: il 48% avviene fuori casa mentre dentro casa gli ambienti a maggior rischio sono la cucina (25%), la camera da letto (22%), le scale interne ed esterne (20%) e il bagno (13%). Mentre nel grafico sotto stante ecco cosa può portare "a cadere":


Anche se i soggetti over 65 anni vengono generalmente individuati come potenzialmente a rischio caduta, è altrettanto vero che molti godono di un'ottima salute e proprio per questo è doveroso individuare chi è effettivamente a rischio di caduta. E per fare questo si posso usare sia delle scale di valutazione che dei test funzionali. 

Scala Tinetti (non in ambito ospedaliero) precisa nel prevedere e prevenire il rischio di cadute, fattore fondamentale per evitare ospedalizzazioni e allettamenti, specialmente nel paziente anziano e un valido strumento clinico quantitativo capace di identificare i soggetti più a rischio di caduta associando un punteggio oggettivo a una prestazione motoria soggettiva.
Scala Stratify (in ambito ospedaliero) composta da 5 fattori che concorrono ad esprimere il rischio di cadere del paziente e quasi tutte le singole variabili vengono raccolte intervistando l’infermiere a cui è assegnato il paziente (primary nurse). 
Scala di Conley (in ambito ospedaliero) composta da 6 fattori: i primi tre sono raccolti dal rilevatore intervistando direttamente il paziente o i familiari o l’infermiere a cui è assegnato il paziente, mentre i rimanenti tre sono rilevati mediante osservazione diretta. 

Per quanto riguarda invece i test funzionali possiamo utilizzare il "Timed Up And Go Test": misurare il tempo che una persona impiega per alzarsi da una sedia, camminare tre metri, girarsi e camminare nuovamente verso la sedia per poi sedersi nuovamente. Un tempo di svolgimento superiore o uguale ai 12 secondi indica che il soggetto è verosimilmente a rischio di future cadute.

Timed Up And Go Test

Nel "Times Sit-to-Stand Test" il soggetto in esame deve alzarsi e sedersi a braccia conserte per 5 volte da una sedia alta circa 40 centimetri. Nel frattempo si cronometra il tempo impiegato e il cronometro viene fermato quando il paziente raggiunge la stazione eretta per la quinta volta. Un tempo superiore ai 15 secondi permette di identificare individui potenzialmente a rischio di caduta.
Times Sit-to-Stand Test
https://www.medicalfacts.it/2019/03/21/cadute-negli-anziani-come-individuare-i-soggetti-a-rischio/

Ma quindi test e numeri di una scala mi dicono con esattezza chi cadrà? Assolutamente no. Tutto deve essere visto come parte iniziale e integrante di uno screening più ampio, finalizzato a individuare persone a rischio ma anche l'ambiente in cui la persona vive. L'ambiente domestico è indubbiamente un posto a cui prestare molta attenzione: gradini poco visibili, tappeti non fissati al pavimento, scarsa illuminazione, mobili poco stabili o dislocati in posizioni d’intralcio. Sta al professionista sanitario (infermiere o fisioterapista) individuare precocemente soggetti a rischio per prevenire piuttosto che curare.

Fonte e bibliografia: clicca qui

martedì 16 aprile 2019

NUOVO CODICE DEONTOLOGICO, PROBLEMI VECCHI?


"Il tempo di relazione è tempo di cura"
Art. 4

Approvato dalla FNOPI il testo definitivo del nuovo codice deontologico degli infermieri.

Alcune considerazioni.

La prima è che sulla pagina FNOPI si legge che che il nuovo CD è stato deliberato "in costante contatto con i propri iscritti, per suggerire modifiche e integrazioni fino all'ultimo momento. [...] erano state avviate consultazioni on line tra gli iscritti, audizioni e incontri in tutta Italia per una più ampia condivisione del testo, anche con rappresentanti religiosi e di associazioni." Mi ritengo una che si tiene informata ma io (e non sono la sola) non sapeva e non ha mai saputo nulla. E' possibile? Quando sono state fatte queste consultazioni online? E le modifiche? Mi sento un'idiota ma io cado giù dal pero. Sono l'unica?

La seconda è che dopo 10 anni gli infermieri hanno un nuovo codice deontologico che (pare) sia in grado di garantire il corretto operato della nostra professione. Da una prima lettura noto che è stato (finalmente) abolito il vecchio art. 49 che tanto ha sempre dato una libera interpretazione alle aziende favorendo il demansionamento e sono stati introdotti tre articoli che mi hanno colpito molto favorevolmente (in realtà sono più di due quelli che mi hanno sorpresa...).

Art. 3: l’infermiere cura e si prende cura della persona assistita, nel rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza, delle sue scelte di vita e concezione di salute e benessere, senza alcuna distinzione sociale, di genere, di orientamento della sessualità, etnica, religiosa e culturale. Si astiene da ogni forma di discriminazione e colpevolizzazione nei confronti di tutti coloro che incontra nel suo operare

Art. 13: l'infermiere  può fornire consulenza e si parla di infermieri esperti e specialisti ("L’Infermiere agisce sulla base del proprio livello di competenza e ricorre, se necessario, alla consulenza e all’intervento di infermieri esperti o specialisti. Presta consulenza ponendo i suoi saperi e abilità a disposizione della propria e delle altre comunità professionali e istituzioni").

Art. 14: l’infermiere che rilevi uno stato di alterazione di natura psicofisica di un professionista o di altro operatore nelle sue funzioni, a qualunque livello di responsabilità, si adopera per proteggere e tutelare le persone assistite, la professione e il professionista, anche effettuando le opportune segnalazioni.

Per l'art. 13 mi aspetto (ma non ci spero) che sia un segnale anche per un riconoscimento economico. Per l'art. 14, visto che si parla di "qualunque livello di responsabilità" mi aspetto (ma non ci spero) che sia il preambolo per non essere più obbligati a subire e sorbire umori altalenanti di colleghi più anziani, coordinatori e dirigenti.

Me lo aspetto ma non ci spero.
Stupitemi.

lunedì 15 aprile 2019

IL MIO PIU' GROSSO PROBLEMA


Ho letto questo post su Facebook e mi ha colpito molto.

"[...] il più grosso problema della mia professione non sono demansionamento, salti di riposo o altro.
No, il più grosso problema è la maleducazione e la presunzione di troppa gente. Poca o tanta che sia, è troppa. Perché io posso anche accettare di cambiare un pannolone o altro, pur sapendo che ci sono figure preposte. Fare questo gesto, a me, non fa sentire meno infermiere.
Ma ricevere insulti ogni giorno, offese, a volte minacce, sentirsi dire sempre come fare il proprio lavoro, da chi si occupa di tutt'altro nella vita e che non ha la minima competenza per farlo, logora.
Ripeto, non sto facendo la vittima, faccio questo lavoro da troppi anni per fare la vittima, ho le spalle abbastanza larghe. Ma è come un rubinetto che perde, che continua a buttar giù una goccia dopo l'altra e il rumore ti entra nelle orecchie, ti logora dentro.
Alle volte penso che certa gente meritebbere che nessuno decida più di fare il medico, l'infermiere, l'oss, ecc... Poi quando non ci saranno più, si renderanno conto della nostra importanza, dell'importanza delle nostre conoscenze e del nostro tempo.
Ma non è giusto, verso chi già porta rispetto, verso chi sa porsi e relazionarsi, verso noi stessi che amiamo ciò che facciamo. Nonostante tutto".

Nonostante tutto. Appunto.

venerdì 12 aprile 2019

QUANDO LA POLITICA NON SI OCCUPA DI SANITA'


"Esprimiamo profondo sconcerto sull'emendamento. Il nostro report ha dimostrato sia che l'introduzione dell'obbligo vaccinale è associata a un aumento delle coperture, sia che diverse Regioni devono ancora raggiungere i target del piano nazionale di prevenzione vaccinale. Rinnoviamo l'invito alla politica a non strumentalizzare norme e leggi che tutelano la salute delle persone, ignorando opportunisticamente evidenze scientifiche e dati epidemiologici e subordinando la salute pubblica a compromessi politici e accordi pre-elettorali"

GIMBE - Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze

mercoledì 10 aprile 2019

NON SAPETE COSA SIA IL VAIOLO?



«Dopo aver considerato lo sviluppo e i risultati del programma globale di eradicazione del vaiolo avviato dall'OMS nel 1958 e intensificato a partire dal 1967 [...] dichiara solennemente che il mondo e i suoi popoli hanno ottenuto la libertà dal vaiolo, una delle malattie più devastanti a manifestarsi con epidemie in molti paesi sin dai tempi più remoti, lasciando morte, cecità e deturpazione nella sua scia e che solo un decennio fa era dilagante in Africa, Asia e Sud America.»



lunedì 8 aprile 2019

NO VAX OUT, PLEASE!


Rockland, New York: viene dichiarato lo stato di emergenza in seguito a una grave epidemia di morbillo (in gran parte concentrata nella comunità ebraica ultra-ortodossa) ed è vietato ai bambini non vaccinati l'accesso agli spazi pubblici, dopo che sono stati confermati 153 casi di malattia. La violazione sarà punibile con una multa di 500 dollari e fino a 6 mesi di carcere. La decisione è stata presa dopo altri focolai della malattia a Washington, in California, nel Texas e in Illinois. 

I vaccinati negli USA sono costantemente diminuiti perchè molti genitori si oppongono per motivi filosofici o religiosi tanto che nella contea newyorkese i tassi di vaccinazione fra i giovani non raggiungono il 50%.

Il governatore di Rockland afferma che "Questa è una crisi di salute pubblica ed è ora di dare l'allarme" e sottolinea come gli ispettori sanitari abbiano incontrato "resistenza" alla vaccinazione da parte di alcuni residenti: una resistenza "inaccettabile e irresponsabile" e che ha portato alla decisione (senza precedenti) di vietare a tutti gli 'under 18' non vaccinati di recarsi in spazi come scuole, centri commerciali, ristoranti e luoghi di culto.

A.D. 2019. New York. 
Ma l'ignoranza non ha patria.

Fonte: leggi qui


venerdì 5 aprile 2019

RIANIMARE O NO?


La rianimazione cardiopolmonare su pazienti in stadio avanzato di una malattia: un dilemma etico? L'autore di questo articolo (inglese) racconta un episodio accaduto: una signora di 89 anni (morta a casa per cause naturali cardiache) era stata visitata dall'infermiera di distretto pochi giorni prima che, avendola vista debole, aveva chiamato il servizio di emergenza. La signora nel frattempo è andata in arresto cardiaco ma l'infermiera di distretto non ha eseguito la RCP. Il suo datore di lavoro ha dichiarato di aver "imparato la lezione" e ha emesso nuove indicazioni sul fatto che "la RCP dovrebbe essere eseguita in tutti i casi", a meno che non ci sia chiara indicazione a un "non-resuscitate".

Come vi comportereste di fronte a un paziente che sta rapidamente peggiorando ma che nel pieno delle facoltà dichiara di desiderare una morte naturale e dignitosa senza alcun intervento medico o di RCP? Il Resuscitation Council (Regno Unito) e il Royal College of Nursing afferma che "la decisione finale in merito a rianimare o no dipende dagli operatori sanitari responsabili dell'assistenza immediata del paziente in quel momento" ma dall'altra parte un consiglio congiunto di infermieristica e ostetricia e il Royal College of Nursing sostengono che nelle situazioni in cui non esista una decisione esplicita in merito alla RCP, dovrebbe esserci una presunzione iniziale a favore (che non significa un'applicazione indiscriminata della RCP se non vi è di alcun beneficio nell'interesse di una persona).

La rianimazione può essere Dott. Jekyll o Mr. Hide. Quando ha successo e salva (spesso giovani) vite è dottor Jekyll ma se applicato "a tutti" indistintamente non può diventare un Mr. Hide? Rianimare e riportare a "in vita" qualcuno può avere una brutta faccia: una risvolto che medici e infermieri vedono troppo spesso e che conoscono. A non conoscerlo è "il laico", il non sanitario. "Se vogliamo smettere di medicalizzare l'inevitabile e ricordare il significato di una morte dignitosa e pacifica, riveliamo questa verità".

Fonte: clicca qui


mercoledì 3 aprile 2019

FAKE NEWS E MEDICINA: LA CONOSCENZA CI SALVERA'

Tre esempi (vaccinazioni, malattie cardiovascolari, cancro) per porre attenzione sull’importanza della valorizzazione dello studio della paleopatologia e della medicina darwiniana in ambito medico come strumento conoscitivo e comunicativo.

"I tre esempi successivi permetteranno di comprendere come un approccio storico-paleopatologico alla materia trattata consentirebbe di evitare gravi errori di calcolo, contribuendo in maniera decisiva ad arginare la prorompente diffusione delle pseudoscienze in campo medico".

Vaccinazioni
Si narra che Napoleone Bonaparte abbia acconsentito al rilascio di alcuni prigionieri perchè la richiesta arrivava dal grande medico Edward Jenner che nel 1796 aveva introdotto la vaccinazione contro il vaiolo. Questa pratica permise di combattere efficacemente un nemico terribile sostituendo la precedente (e più pericolosa) forma di immunizzazione, la variolizzazione, introdotta da Lady Mary Wortley Montagu. Quello che fece Napoleone fu un punto di svolta nella lotta contro gli agenti patogeni e un cambio di mentalità ed approccio clinico: non si cura più ex post ma si agisce prima che l’organismo entri in contatto con l’agente patogeno fornendo strumenti di difesa (anticorpi). 
Sono passati più di 200 anni e nonostante il vaiolo sia stato ufficialmente eradicato nel 1980 siamo testimoni di teorie "fallaci e pericolose" che stanno seminando uno scetticismo 'fondato' su frasi come "i vaccini producono effetti avversi per la salute umana", "i vaccini sono ormai inutili giacché le malattie infettive scompaiono da sole [...]" oppure "i vaccini causano autismo".
Ed ecco che ci troviamo di nuovo di fronte a un’epidemia di morbillo, in seguito alla quale si contano nel solo 2017 41.000 casi di cui 37 decessi (8).

Malattie cardiovascolari
Sbaglia chi pensa che siano un "nuovo prodotto" di questi anni da imputare a ritmi stressanti, diete ipercaloriche, processi degenerativi: le malattie cardiovascolari sono sempre esistite. Studi su mummie egizie e corpi imbalsamati hanno permesso di dimostrare presenza di aterosclerosi di grado avanzato e simili insulti vascolari a carico dell’arteria mesenterica superiore (Horus Study che ha preso in esame un numero elevato di mummie). Uno studio multidisciplinare condotto sulla mummia del sacerdote riminese don Giovanni Arcangeli (1751) "ha dimostrato come pochi anni prima del decesso fosse già rimasto invalido a causa di un ictus" (diminuita densità ossea corticale a livello dell’arto affetto da paralisi evidenziata all’esame TAC, per fare un esempio). 

Cancro
Prima di tutto che in passato il cancro fosse meno frequente può essere spiegato sia "per la mancanza di casistiche accurate che per le moderne forme di inquinamento e agenti cancerogeni" ma dobbiamo anche pensare che che sono diminuite le malattie infettive che è oggi possiamo curare con gli antibiotici o le vaccinazioni. Di conseguenza è stata effettuata una selezione nei confronti delle malattie, tra cui il cancro. Un esempio: l’osteoma del seno frontale è stato accertato essere presente in resti umani antichi del 100 a.C. e in resti umani nell’Antico Egitto. "Il cancro ha, quindi, sempre accompagnato la specie umana nel corso della sua storia, in forme molto simili a quelle odierne, pur variando nella sua epidemiologia".

Fonte: clicca qui

martedì 2 aprile 2019

INFERMIERI E IMPIANTO DI LOOP RECORDER


I loop recorder impiantabili (ILR) ovvero piccoli dispositivi per rilevare tachicardia e bradicardia ventricolare, sincopi oppure rilevamento e gestione della fibrillazione atriale. Il loro utilizzo è sempre in considerevole aumento tanto che l'U.O. di Cardiologia Interventistica ha iniziato a considerare la possibilità di farli impiantare agli infermieri in sala risveglio (considerando la semplicità e mini invasività della nuova tecnica di impianto).

Questo perchè la sala risveglio è sia un ambiente sanificato e monitorizzato (oltre che fornito da attacchi per l'ossigeno e l'aspiratore) ma soprattutto attigua alle sale interventistiche in caso di emergenza. Per questo motivo, oltre al fatto che verrebbero utilizzate risorse già disponibili e verrebbero ridotte le liste d'attesa, un recente studio ne ha valutato la fattibilità, la sicurezza e le aree di miglioramento. 157 pazienti impiantati con ICM Reveal LINQ (Medtronic) presso il Monzino: il 47% a opera di medici elettrofisiologi e il 53% a opera di infermieri (NB: i due gruppi non sono completamente confrontabili in quanto i pazienti più complessi sono stati impiantati da medici).

Ma qualche "indicazione" può essere comunque ricavata: tutti i loop recorder sono stati impiantati senza problemi e non ci sono stati eventi avversi durante la procedura o a 30 giorni. Due episodi (1%) di sanguinamento minore entro 24 ore dall'impianto (1 nel gruppo medici e uno in quello infermieri).

Sembra quindi che l'impianto di ICM possa essere eseguito dall’infermiere purché adeguatamente formato in maniera sicura, autonoma e all’esterno della sala di elettrofisiologia, con vantaggi per il paziente e la struttura sanitaria.

Fonte: leggi qui

lunedì 1 aprile 2019

PRONTO SOCCORSO E TRIAGE: ADDIO AI CODICI COLORE?


La Toscana sta provando a classificare la gravità dei pazienti afferenti al pronto soccorso in modo diverso. L’obbiettivo è quello di velocizzare le code snellendo i tempi di attesa per ogni persona.

L'idea è questa: i codici di priorità diventeranno numerici. Questo il criterio: 
Codice di priorità 1: emergenza – tempo massimo di attesa: immediato
Codice di priorità 2: urgenza indifferibile – entro 15 minuti
Codice di priorità 3: urgenza differibile – entro 60 minuti
Codice di priorità 4: urgenza minore – entro 120 minuti
Codice di priorità 5: non urgenza – entro 240 minuti

Questo per indirizzare il paziente verso il percorso di cura più idoneo perchè la scelta del codice numerico avverrà sulla base di una valutazione di più dimensioni: condizioni cliniche, rischio evolutivo, assorbimento di risorse e bisogni assistenziali. E' stato introdotto anche il Team di Valutazione Rapida (TVR) che dovrà inquadrare pazienti intermedi (es. paziente anziano con frattura di femore). 

Il Pronto Soccorso avrò tre linee di attività: alta complessità, complessità intermedia e bassa complessità articolata in codici minori (con medico) mentre il see & treat sarà a gestione infermieristica (con supervisione medica) mentre il fast track prevede invio diretto dal triage alla gestione specialistica.

Fonte: leggi qui