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lunedì 29 aprile 2019

QUANDO LA MALATTIA DIVIDE...


"[...] Quando qualcuno si ammala in famiglia non è vero che la famiglia si coalizza, si unisce, si abbraccia, si raccoglie poeticamente accanto a chi sta male in un’atmosfera di pace universale.
O meglio, è vero per qualcuno, non è vero per altri.
Succede, talvolta, che questi tsunami emotivi portino a galla questioni irrisolte nelle famiglie e che tanti confronti rimandati nell’illusione che ci sia sempre tempo, si diano appuntamento in quel momento lì, quello meno opportuno, più indelicato.
Succede che a sentirsi arrabbiati in quei momenti ci si senta feroci, egoisti, spietati, e non si capisca il perché. Perché mia madre, mio fratello, mio marito, mio padre è ammalto e io sono arrabbiata?
[...] É una faccenda difficile la malattia. Quella propria, certo, ma anche quella altrui. Perché quella propria ha a che fare col futuro, quella altrui col passato. Rende umani e scoperti, e non è detto che nudi e scorticati si sia migliori di quello che eravamo prima dello tsunami".

Già. Perchè siamo arrabbiati?

(fonte e parole di Selvaggia Lucarelli)



venerdì 26 aprile 2019

E SE TORNASSE LA POLIOMIELITE?


Il virus della poliomielite (che ogni anno nel nostro Paese uccideva e paralizzava 8 mila bambini) è un nemico subdolo: .solo un infettato su cento ha sintomi specifici (gli altri 99 non sanno di averla) e chi si ammala può diffondere il virus anche dopo essere apparentemente guarito. Dopo tre anni che non ci sono nuove infezioni, un Paese si poteva considerare definitivamente libero dalla polio ma la Nigeria ha dimostrato che non è così. Qualche tempo fa (dopo tre anni di assenza) la polio è riapparsa in questo sfortunato Paese.

Per l'ennesima volta bisogna ribadire quanto sia importante vaccinare senza indugio e senza paura (in questo caso con il vaccino esavalente) mettendo in evidenza quanto grave sia il danno che si potrebbe arrecare a tutta la comunità da chi decide di non vaccinare. Chi non vaccina permette ai virus di replicarsi, dando luogo potenzialmente a un’epidemia che sarà un guaio per tutti, anche per i bambini già vaccinati (a pagarne il prezzo sarebbero i bambini messi su una sedia a rotelle o dalla malattia o da un vaccino meno sicuro che saremmo costretti a tornare a usare). Se invece si vaccinano tutti i bimbi, un eventuale arrivo del virus non avrà alcuna conseguenza: perché non si diffonderà. 

Fonte: clicca qui

venerdì 12 aprile 2019

QUANDO LA POLITICA NON SI OCCUPA DI SANITA'


"Esprimiamo profondo sconcerto sull'emendamento. Il nostro report ha dimostrato sia che l'introduzione dell'obbligo vaccinale è associata a un aumento delle coperture, sia che diverse Regioni devono ancora raggiungere i target del piano nazionale di prevenzione vaccinale. Rinnoviamo l'invito alla politica a non strumentalizzare norme e leggi che tutelano la salute delle persone, ignorando opportunisticamente evidenze scientifiche e dati epidemiologici e subordinando la salute pubblica a compromessi politici e accordi pre-elettorali"

GIMBE - Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze

mercoledì 10 aprile 2019

NON SAPETE COSA SIA IL VAIOLO?



«Dopo aver considerato lo sviluppo e i risultati del programma globale di eradicazione del vaiolo avviato dall'OMS nel 1958 e intensificato a partire dal 1967 [...] dichiara solennemente che il mondo e i suoi popoli hanno ottenuto la libertà dal vaiolo, una delle malattie più devastanti a manifestarsi con epidemie in molti paesi sin dai tempi più remoti, lasciando morte, cecità e deturpazione nella sua scia e che solo un decennio fa era dilagante in Africa, Asia e Sud America.»



venerdì 5 aprile 2019

RIANIMARE O NO?


La rianimazione cardiopolmonare su pazienti in stadio avanzato di una malattia: un dilemma etico? L'autore di questo articolo (inglese) racconta un episodio accaduto: una signora di 89 anni (morta a casa per cause naturali cardiache) era stata visitata dall'infermiera di distretto pochi giorni prima che, avendola vista debole, aveva chiamato il servizio di emergenza. La signora nel frattempo è andata in arresto cardiaco ma l'infermiera di distretto non ha eseguito la RCP. Il suo datore di lavoro ha dichiarato di aver "imparato la lezione" e ha emesso nuove indicazioni sul fatto che "la RCP dovrebbe essere eseguita in tutti i casi", a meno che non ci sia chiara indicazione a un "non-resuscitate".

Come vi comportereste di fronte a un paziente che sta rapidamente peggiorando ma che nel pieno delle facoltà dichiara di desiderare una morte naturale e dignitosa senza alcun intervento medico o di RCP? Il Resuscitation Council (Regno Unito) e il Royal College of Nursing afferma che "la decisione finale in merito a rianimare o no dipende dagli operatori sanitari responsabili dell'assistenza immediata del paziente in quel momento" ma dall'altra parte un consiglio congiunto di infermieristica e ostetricia e il Royal College of Nursing sostengono che nelle situazioni in cui non esista una decisione esplicita in merito alla RCP, dovrebbe esserci una presunzione iniziale a favore (che non significa un'applicazione indiscriminata della RCP se non vi è di alcun beneficio nell'interesse di una persona).

La rianimazione può essere Dott. Jekyll o Mr. Hide. Quando ha successo e salva (spesso giovani) vite è dottor Jekyll ma se applicato "a tutti" indistintamente non può diventare un Mr. Hide? Rianimare e riportare a "in vita" qualcuno può avere una brutta faccia: una risvolto che medici e infermieri vedono troppo spesso e che conoscono. A non conoscerlo è "il laico", il non sanitario. "Se vogliamo smettere di medicalizzare l'inevitabile e ricordare il significato di una morte dignitosa e pacifica, riveliamo questa verità".

Fonte: clicca qui


mercoledì 27 marzo 2019

IL CURRICULUM DEL MINISTRO



Mi capita di navigare nel web e sui social per cercare spunti. L'altro giorno un medico che conosco ha pubblicato questo sfogo sulla sua pagina. E come capita spesso quando scrive, mi ha fatto riflettere. 

Mi chiedo sempre perchè per alcuni (persone normali) non venga ammessa alcuna eccezione e per chi dovrebbe far rispettare le regole l'eccezione valga sempre. Sempre più spesso noto che invece di tutelare non si fa altro che andare contro la sanità favorendo l'ormai decantata malasanità: poco importa che le assunzioni siano bloccate, che gli infermieri (e non solo) lavorino con turni massacranti e sottopagati per le responsabilità che si assumono. Contratti e stipendi adeguati sono un miraggio. Si "ringrazia" per  un contratto a tempo indeterminato (ad oggi una vera manna da cielo, per carità) con delle condizioni lavorative al limite del legale (reperibilità, salti di riposo, turni devastanti, pressioni da parte dei dirigenti). 

Siamo arrivati al punto in cui si loda chi va a lavorare a 84 anni invece che indignarsi.